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[email protected]. Adottiamo la formula suggerita dallo spot di Sky in onda da ieri per comunicare con il nostro Cav., al fianco del quale (non al suo servizio) combattemmo memorabili battaglie per la libertà d’antenna e contro numerose sentenze pretorili o misure normative vessatorie della tv privata.

[email protected]. Adottiamo la formula suggerita dallo spot di Sky in onda da ieri per comunicare con il nostro Cav., al fianco del quale (non al suo servizio) combattemmo memorabili battaglie per la libertà d’antenna e contro numerose sentenze pretorili o misure normative vessatorie della tv privata. Ci riferiamo alla decisione del governo di raddoppiare l’imposta sul valore aggiunto per gli abbonamenti della tv di Rupert Murdoch. E’ vero che la tv satellitare non è più uno start up, come era nel 1995. E’ vero che fu sempre un governo Berlusconi nel 2003 a confermare questo incentivo oggi meno necessario allo sviluppo di un business televisivo consolidato. E’ vero che l’incremento dell’imposta riguarda anche Mediaset, sebben oggi in misura irrisoria.
E’ vero che Sky si è lobbisticamente intramagliata con il centrosinistra e ha partecipato in primissima fila, come suo microfono e telecamera confidenziale, alla stagione non felicissima del governo Prodi: il che può irritare. E’ vero che per volontà di Berlusconi c’è una legge sul conflitto di interessi ed è possibile far valere le istanze che si considerano lese con una procedura di ricorso affidata ad autorità indipendenti, altro che selvaggia rivolta catodica. E’ vero che il gruppo Sky ha fatto bensì un buon lavoro in questi anni, ma avvantaggiandosi di una posizione di sostanziale monopolio. E’ vero che, in quanto composto di reti generaliste in chiaro, il gruppo televisivo Mediaset, di cui il presidente del Consiglio è felicemente “mero proprietario”, non è stricto sensu, ma proprio strettissimo, concorrente delle tv satellitari.
E’ vero che l’Iva abbattuta è in certo senso un privilegio (e noi dei giornali che l’abbiamo non al 20, non al 10 ma al 4 per cento, questo privilegio che ci mantiene in vita vorremmo tenercelo caro). E’ vero che viene il latte alle ginocchia a sentire il leader del Pd, Veltroni, capitanare la ciurma delle tifoserie come fossimo ai tempi della rivolta del pane o tumulto di s. Martino (nel manzoniano novembre del 1628), in piena carestia del calcio tra gli assalti ai forni di Milano: pare la battaglia delle brioches. E’ vero che l’alleanza tra la sinistra e Rupert Murdoch fa ridere. E’ vero che 4 euro in più al mese per stordirsi di calcio, film (e Red tv) non dovrebbero risultare un’enormità, specie per chi sputa su 40 euro al mese di carta sociale e sui bonus per consumi basilari.
Ma è anche vero che portare via per decreto circa due terzi degli utili a un editore televisivo che investe, dà lavoro e ha certamente innovato nell’offerta di prodotto, con massimo beneficio di utenti e consumatori di tv, è qualcosa di molto simile a quanto per anni i dirigisti di ogni colore hanno cercato di infliggere, come punizione divina, alle tv del Cavaliere. E spingere oggi il fornitore di un servizio popolare di largo consumo, che riguarda tanti milioni di famiglie, a tassare gli utenti e contribuenti, è probabilmente una boiata pazzesca. Ci si può ripensare, no?